Teca 1

I manoscritti vivaldiani conservati nelle raccolte Mauro Foà e Renzo Giordano presentano caratteristiche particolari, che testimoniano il processo creativo del ‘Prete rosso’.

La carta 19 del manoscritto esposto in teca offre a tal proposito un caso singolare. È infatti presente una sorta di toppa cucita sul foglio di carta: essa venne utilizzata a coprire il nome di «Aquilio», personaggio che non canta nel recitativo in questione (atto primo, scena 4).

Questa toppa va preservata: non può essere rimossa o alterata perché ogni manomissione significherebbe una perdita di dati che non riguardano soltanto l’aspetto materiale del manufatto.

Una curiosità. La carta appartiene alla partitura incompleta dell’opera Farnace (RV 711D), nella redazione per la messinscena di Pavia del 1731. Si tratta di un codice parzialmente autografo nel quale gli studiosi hanno identificato parti che si devono alla mano di Giovanni Antonio Mauro (1682-1737), cognato di Vivaldi (sposò sua sorella Cecilia). Come ricorda Federico M. Sardelli, «sono stati censiti ben 63 copisti italiani – soprattutto veneziani – che collaborarono direttamente con Vivaldi, dietro suo mandato o in stretto contatto con lui». La mano di Mauro è quella più attestata tra i 63, seconda soltanto a quella del ‘Prete rosso’.