Teca 1

La prima rappresentazione dell’Orlando finto pazzo intonato da Vivaldi su libretto di Grazio Braccioli ebbe luogo a Venezia, al Teatro Sant'Angelo, nel novembre del 1714: nella parte di Ersilla si esibì l’allora celebre soprano Margherita Gualandi. Per lei il ‘Prete rosso’ compose l’aria «Sventurata navicella» (si veda il manoscritto esposto) a sostituire le precedenti «Se vedessi in faccia al porto» e «Sperai la pace qual usignolo».

Verosimilmente esasperato per le continue riscritture, sulla prima carta del manoscritto della nuova aria Vivaldi non riuscì a trattenere un «Se questa non piace, non voglio più scriver di musica», salvo poi cancellare il commento con un tratto di penna.

Il divertente episodio fornisce alcuni elementi utili a capire come, all’epoca, comporre musica, specie per il teatro, significasse doversi adattare alle più svariate contingenze, a un sistema produttivo caratterizzato dalla rapidità di consumo e dall’assoluta centralità degli aspetti esecutivi.

In un simile contesto, nel quale l’opera era un evento sempre nuovo, il manoscritto non poteva che continuare ad essere, anche secoli dopo l’introduzione della stampa, lo strumento più funzionale per recepire aggiunte, sostituzioni, adattamenti legati ad una specifica messinscena.