Teca 4
I codici vivaldiani conservati in Biblioteca Nazionale restituiscono pienamente l’officina creativa dell’autore.
Si veda a tal proposito la partitura dell’opera Il Farnace, liberamente ispirata alle vicende di Farnace II, re del Bosforo: il manoscritto esposto è relativo all’allestimento previsto a Ferrara nel 1739, di fatto mai realizzato. All’inizio della scena 9 dell’atto primo, il compositore depenna parte della musica utilizzando tratti obliqui molto fitti, a significare che tale sezione è da considerarsi eliminata.
Ma i manoscritti recano spesso anche le ‘istruzioni d’uso’ di Vivaldi. Un caso esemplificativo è offerto dalla carta esposta de La fida ninfa, andata in scena per la prima volta a Verona nel 1732: in essa compare infatti l’indicazione di tempo «Allegro molto più che si può». Rispetto alla consuetudine dell’epoca, Vivaldi «amplifica a dismisura il numero e le nuances» (cit. Federico M. Sardelli) dei termini utilizzati per l’agogica, nel preciso intento di meglio definire le molteplici variazioni di movimento. L’indicazione «Allegro», ad esempio, nei manoscritti vivaldiani è adottata con 26 sfumature differenti, che spaziano da «Allegro ma poco poco» ad «Allegro molto più ch’è possibile».