Teca 2

Anche il bibliotecario Faustino Curlo (1867-1935) collaborò al buon esito della vicenda legata al recupero dei manoscritti musicali a completamento della Raccolta Foà.

Nato a Torino da una nobile famiglia di ascendenze genovesi, prese servizio nel 1898 presso la Biblioteca Nazionale di Palermo per poi essere trasferito, nello stesso anno, alla Nazionale di Torino, dove svolse quasi tutta la sua carriera. Alla morte di Torri, ebbe l’incarico di direttore reggente per alcuni mesi, sino all’insediamento di Gino Tamburini.

Dopo l’incendio del 1904, che devastò la Biblioteca nell’allora sede di via Po, Curlo collaborò al recupero di numerosissimi manoscritti.

Sin dal 1927 egli ipotizzò che i codici entrati con Foà fossero «giunti nelle mani del marchese Marcello, ultimo possessore dei medesimi, in una porzione che rappresenta[va] soltanto una parte del cospicuo fondo già appartenuto al magnifico Giacomo Durazzo ambasciatore a Venezia» (si veda la relazione della missione a Genova qui esposta). Dopo alcune verifiche nella «arruffata genealogia degli attuali marchesi Durazzo», egli congetturò – correttamente – che uno dei possibili possessori potesse essere Giuseppe Maria V. Presi i contatti con costui già nel 1927, Curlo riuscì ad ottenere, nel 1930, la disponibilità ad alienare la raccolta poi acquistata da Filippo Giordano e da questi donata alla Biblioteca Nazionale di Torino con l’impegno che fosse intitolata al figlio Renzo, morto in giovane età.