Teca 3
L’approdo dei manoscritti vivaldiani a Torino contribuì in maniera decisiva a restituire appieno la figura del ‘Prete rosso’, rivelando parti della sua produzione sino ad allora ignorate (le opere teatrali, le serenate, le cantate, la musica sacra, decine di concerti).
Proprio tra le composizioni sacre si colloca il Beatus vir (Salmo 111) per due cori, oboi, archi e basso continuo (RV 597).
Il codice in questione tramanda molte altre opere sacre di Vivaldi (Kyrie, Gloria, Credo, solo per citarne alcune). Il fatto di contenere i testimoni di numerose composizioni del musicista, del resto, è un elemento comune a tutti i suoi manoscritti della Biblioteca Nazionale.