Teca 3
Quella a caratteri mobili non fu l’unica tecnica di stampa impiegata per la pubblicazione di testi musicali.
Sin dal Cinquecento in campo musicale si sperimentò la calcografia, che consisteva nell’incidere direttamente (utilizzando in particolare un bulino, più tardi punzoni d’acciaio) o indirettamente (tramite l’impiego di un acido) una lastra metallica. Il disegno o il testo potevano imitare fedelmente la scrittura a mano: questo rendeva possibile, in ambito musicale, riprodurre elementi della notazione la cui resa era difficilmente replicabile mediante la stampa a caratteri mobili.
Specie a partire dalla seconda metà del Seicento, la calcografia divenne la tecnica prevalente per stampare musica; essa garantì per secoli la diffusione di partiture, spartiti e parti staccate. Lo spartito di Anfossi qui esposto venne prodotto intorno al 1778 proprio con tale tecnica.
L’altro volume in teca fu invece uno dei primi ad essere realizzato con la tecnica litografica. Introdotta nel 1796, dunque oltre mezzo secolo dopo la morte di Vivaldi, essa prevedeva un disegno o un testo eseguito (o trasferito) con matita e/o inchiostro grasso su una pietra calcarea. A seguito dell’applicazione di una particolare miscela sulla superficie, l’inchiostro da stampa veniva trattenuto dal disegno o dal testo, mentre era respinto nelle parti bianche. Nel passaggio sotto il torchio, il foglio di carta assorbiva soltanto l'inchiostro depositato sulle parti disegnate/scritte.