Teca 1

Le ricerche di Gentili e di Torri sulla musica manoscritta e a stampa donata da Foà rivelarono che il corpus non era completo.

Le indagini ripartirono dunque da chi aveva lasciato in dono i manoscritti e le stampe al Collegio di Borgo San Martino, Marcello Durazzo, e condussero ai Durazzo di Genova. Nella città ligure dimorava Giuseppe Maria V Durazzo, erede – da parte del padre Flavio Ignazio (fratello di Marcello) – dei restanti documenti musicali. La scoperta dell’«altra metà della raccolta» fu annunciata con enfasi da Torri al Ministero dell’Istruzione, dal quale all’epoca la Nazionale dipendeva, tramite il telegramma del 23 maggio 1929 esposto in teca.

Come già per la Raccolta Foà, ebbe inizio la ricerca di un benefattore disposto ad acquistare i volumi per donarli alla Biblioteca Nazionale. I primi tentativi furono fallimentari: si vedano le missive esposte.

Il donatore ebbe infine un nome, quello dell’industriale Filippo Giordano (1875-1952). Nella lettera in mostra del 30 aprile 1930 a Torri – con accluso l’assegno di 100.000 lire per l’acquisto dei codici – egli scriveva: «La ringrazio […] di avermi dato modo di assicurare alla mia cara Torino una preziosa raccolta, fra i più nobili prodotti dell’ingegno Italiano, quali sono i manoscritti inediti del Vivaldi, dello Stradella ecc. e di cui potranno usufruire, d’ora innanzi, gli studiosi; e di avermi dato il mezzo, nel compiere opera di schietto patriottismo, di ricordare in modo degno e imperituro l’adorato mio Figlio Renzo».