Marzo con Vivaldi

In Biblioteca Nazionale di Torino

Slider immagini

Box superiori

Marzo con Vivaldi: la mostra

Antonio Lucio Vivaldi nacque a Venezia il 4 marzo 1678. Fin dalla tenera età apprese i rudimenti musicali e imparò a suonare il violino. Nel 1703 fu ordinato sacerdote: da qui e dal colore dei capelli deriva il soprannome ‘Prete rosso’ che gli diedero i contemporanei. Nello stesso 1703 venne assunto come maestro di violino all’Ospedale della Pietà della Serenissima, un istituto benefico che accoglieva orfani, figli illegittimi e bambini molto poveri. Alla Pietà fu poi attivo come insegnante per molti anni e in tempi diversi; contestualmente si dedicò all’attività di compositore. Nel 1713 è documentato il suo impegno come impresario del Teatro Sant’Angelo di Venezia; dal 1718 al 1720 ricoprì, a Mantova, il ruolo di maestro di cappella da camera del principe Filippo d’Assia-Darmstadt. Nel 1741 si trovava a Vienna, città dove morì nella notte tra il 27 e il 28 luglio.

 

La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino custodisce 27 volumi quasi interamente autografi di Antonio Vivaldi: tale corpus documentario costituisce la più importante collezione al mondo di partiture scritte di pugno dal grande compositore veneziano. L’esposizione presenta una selezione di questi codici, accompagnati da alcune carte d’archivio.

 

La mostra si articola in 5 sezioni.

 

Le prime due (Dal collezionismo al mecenatismo: la Raccolta Mauro Foà e Dal collezionismo al mecenatismo: la Raccolta Renzo Giordano) ripercorrono le incredibili vicende che hanno portato i manoscritti vivaldiani da Venezia a Torino. La terza, Generare valore pubblico: Luigi Torri, Faustino Curlo, Alberto Gentili, si concentra sulle tre figure che, oltre ai mecenati, resero possibile l’approdo nel capoluogo subalpino delle partiture del ‘Prete rosso’. La quarta sezione, Manoscritti e stampe musicali nell’età di Vivaldi, illustra alcune specificità del libro di musica – manoscritto e a stampa – nel Settecento. L’ultima, Tra conservazione e valorizzazione: alcuni casi peculiari, offre una ristretta ma interessante casistica di codici vivaldiani che recano caratteristiche utili a riflettere sull’importanza della conservazione e sugli strumenti di conoscenza e valorizzazione di questo straordinario patrimonio culturale.

Conservare, studiare, valorizzare

Senza le ricerche compiute in particolare da Alberto Gentili (1873-1954) sui manoscritti autografi di Vivaldi non si sarebbe compreso l’effettivo valore, culturale ed economico, di questi codici.

Gli studi di Gentili diedero il via alla catalogazione della musica manoscritta e a stampa (non solo le carte del ‘Prete rosso’) giunta alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino all’interno della Raccolta Foà e della Raccolta Giordano (1927 e 1930). Tali attività consentirono di stabilire, tra l’altro, i nomi dei compositori testimoniati dalle due raccolte e di identificare molte delle composizioni presenti: oltre ai manoscritti vivaldiani si segnalano 10 volumi parzialmente autografi di Alessandro Stradella (1643-1682) e 16 volumi di intavolatura d’organo tedesca (essi trasmettono la quasi totalità del repertorio tastieristico dei musicisti italiani e tedeschi tra Cinque e Seicento).

Queste iniziative posero le basi per le successive indagini filologiche e interpretazioni critiche sulla produzione del ‘Prete rosso’ e di altri compositori attestati nelle due raccolte. Favorirono, inoltre, le esecuzioni di brani poco o per nulla noti nell’intento di far scoprire o riscoprire al pubblico alcune di queste partiture, in primis quelle vivaldiane.

Ieri come oggi la Biblioteca Nazionale promuove attività – come quelle svolte da Gentili – di studio e di valorizzazione associate al patrimonio culturale che custodisce, anche attraverso gli strumenti digitali. Si fa carico inoltre della conservazione di questi materiali (di natura musicale o meno) con una prospettiva che guarda alle generazioni future.