Teca 2

La Raccolta Renzo Giordano andò quindi ad integrare la Raccolta Mauro Foà: sin dal loro primo ingresso nel più ampio patrimonio della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, rappresentarono un unicum per la ricchezza e la rarità delle fonti musicali attestate.

La varietà dei compositori presenti trova, tuttavia, in Vivaldi il nome d’elezione, con 27 volumi (14 nella Raccolta Foà e 13 nella Raccolta Giordano) costituiti da circa 15.000 pagine – per la maggior parte autografe – che tramandano grossomodo 450 composizioni del ‘Prete rosso’.
L’arrivo in Nazionale delle due raccolte consentì di fare chiarezza sui passaggi di proprietà dei manoscritti vivaldiani.

Dopo la morte del compositore nel 1741, i 27 codici entrarono nella biblioteca del senatore veneziano Jacopo Soranzo (1686-1761), per poi essere acquisiti dall’abate Matteo Luigi Canonici (1727-1805). Intorno al 1780 divennero proprietà di Giacomo Durazzo (1717-1794), all’epoca ambasciatore imperiale presso la Serenissima. Rimasti nell’asse ereditario della famiglia Durazzo, giunsero – insieme al resto della biblioteca musicale durazziana – nelle mani di Giuseppe Maria IV (1805-1893). 
Egli divise la biblioteca tra i figli: per quanto riguarda i manoscritti vivaldiani, 14 andarono a Marcello (1842-1922) e 13 a Flavio Ignazio (1849-1925). 

Marcello donò la sua parte di biblioteca al Collegio Salesiano di Borgo San Martino: i volumi manoscritti e a stampa, come si è visto, vennero poi acquistati da Roberto Foà e donati alla Nazionale. Invece Flavio Ignazio lasciò la sua parte al figlio Giuseppe Maria V Durazzo (1882-1960), il quale la vendette da ultimo a Filippo Giordano.