Teca 2

Pochi mesi dopo, nel febbraio del 1927, l’agente di cambio Roberto Foà (1885-1957) si dichiarò disponibile ad acquistare i volumi e a donarli alla Biblioteca Nazionale di Torino: la sua unica richiesta fu che la raccolta venisse intitolata alla memoria del figlio Mauro, morto in tenera età (si veda la copia della sua lettera indirizzata al direttore Luigi Torri, datata 15 febbraio 1927). Nonostante tale gesto di grande generosità, nel 1939, a seguito delle leggi razziali, Foà fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti. Rientrò in Italia nel Dopoguerra.

Tra i codici facenti parte della Raccolta Mauro Foà spiccano, come si evince dagli elenchi esposti, i nomi di Alessandro Stradella (1643-1682) e di Antonio Vivaldi (1678-1741).

A seguito degli studi di Alberto Gentili, fu immediatamente chiaro che i manoscritti vivaldiani erano in gran parte autografi. Tra le carte di pugno di Vivaldi pervenute grazie a Foà c’era anche Il Giustino (RV 717), esposto in teca. L’opera andò in scena per la prima volta nel gennaio-febbraio 1724 presso il Teatro Capranica di Roma: essa contiene la sinfonia La Fortuna in machina, nella quale compare il ritornello del concerto La primavera op. 8 n. 1 (RV 269).